Si è radicato sempre più, nel mondo del fitness e del wellness, il convincimento che per raggiungere un perfetto stato di forma fisica e di salute, non sia sufficiente affidarsi alla sola alimentazione, ma sia necessario integrare le sia pur corrette abitudini alimentari con l’assunzione di un discreto numero di prodotti dietetici, commercializzati il più delle volte come “naturali” e pertanto, a giudizio dei produttori, scevri da ogni pericolo per la salute dei consumatori. Se correttamente utilizzati, i prodotti dietetici sono utili, ma necessitano di un uso ragionato, oculato, dettato esclusivamente da reali esigenze.

Il Ministero della Sanità ha emanato delle precise direttive, pubblicate nel giugno del 1999 come “Linee Guida” (circolare 7 Giugno 1999, n.8): “Gli integratori dietetici comprendono una gamma vasta e differenziata di prodotti (minerali, vitamine, nutrienti energetici, estratti vegetali, aminoacidi, ecc.) che hanno lo scopo, in genere, di integrare la razione alimentare di un individuo, qualora non sia possibile con i soli alimenti soddisfarne i fabbisogni nutrizionali specifici”.

Qualsiasi altro uso di questi prodotti dovrebbe essere scoraggiato, tanto più se la loro prescrizione viene suggerita da personale non medico e, quindi, non in grado di determinarne la reale necessità, la giusta dose, il corretto periodo di utilizzazione e le eventuali controindicazioni connesse alla possibile concomitanza di patologie o condizioni cliniche che ne sconsiglino l’uso, anche per brevi periodi di tempo e a bassi dosaggi.

Abitudini alimentari corrette sono certamente sufficienti a coprire per intero i fabbisogni nutrizionali della quasi totalità delle ragazze e dei ragazzi impegnati in attività sportive continuative, anche di consistente impegno fisico. Pertanto, salvo rarissimi e ben selezionati casi, il ricorso all’uso di integratori è del tutto ingiustificato e non scevro da potenziali rischi per la salute.
I cosiddetti “integratori alimentari per lo sport” rientrano nell’elenco dei prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare con la denominazione di “Alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi”.

Tra le sei categorie di prodotti previste dalle “Linee Guida” (circolare 7 Giugno 1999, n.8). del Ministero della Sanità le prime due, quelli finalizzati ad una integrazione energetica e quelli con minerali destinati a reintegrare le perdite idrosaline causate dalla sudorazione conseguente all’attività muscolare svolta, hanno certamente un razionale d’uso che, al contrario manca, salvo rare eccezioni, per le altre categorie di prodotti.
È bene precisare che, se l’attività svolta non supera i 45-60 minuti, è molto probabile che sia più che sufficiente provvedere a rifornire il nostro organismo con la sola acqua, mentre per attività più lunga e più impegnative è opportuno aggiungere all’acqua anche dei minerali e degli zuccheri semplici.

Va invece ricordato e sottolineato come, al contrario, le categorie di prodotti dietetici specificamente finalizzati all’integrazione di proteine e di aminoacidi e derivati, siano del tutto differenti dalle prime due e debbano essere somministrate con particolare cautela da parte del medico. Chiunque può comprendere che si tratta di prodotti per i quali, ammesso che ce ne sia in rari casi la necessità, è particolarmente delicata l’adozione della posologia più adatta. Ne deriva che tali prodotti non possono essere utilizzati senza criterio e che, in ogni caso, deve essere ben valida, dal punto di vista medico, la ragione per la quale si ricorre ad essi.

A tale riguardo va precisato che apporti proteici pari a 1.4-1.7 g./Kg p.c./al giorno sono generalmente ritenuti idonei a soddisfare gli aumentati fabbisogni proteici della maggior parte degli atleti delle varie discipline sportive e anche se significativamente maggiori rispetto al fabbisogno per la popolazione generale (0.7-1.0 g./Kg p.c./giorno), sono realizzabili con la normale razione alimentare, senza alcuna necessità di ricorrere a specifici prodotti dietetici costituiti da proteine o singoli aminoacidi.

Per quanto riguarda, in particolare, l’uso e in taluni casi l’abuso della creatina, oltre alle considerazioni già espresse a proposito degli aminoacidi vale la pena aggiungere che questa sostanza alimentare è normalmente contenuta nella carne; inoltre l’organismo è in grado di produrla a partire da altri aminoacidi,
con un ricambio giornaliero inferiore ai 2.0 grammi.

L’unica spiegazione possibile di tale diffuso ricorso alla creatina in campo sportivo è quella legata ad un uso finalizzato, non tanto al reintegro della razione alimentare, ma ad una sua ulteriore «additivazione», al solo scopo di migliorare artificiosamente, e quindi slealmente, le capacità di prestazione di un soggetto.

Se già per gli atleti che si sottopongono a rilevanti carichi di allenamento e di gara, il consiglio ad assumere la creatina o gli aminoacidi è ingiustificato dal punto di vista nutrizionale e medico, esso è addirittura riprovevole se riferito ai giovani sportivi delle prime fasce di età.
Al di là delle forme scorrette di cui si è detto, più in generale, l’uso degli integrator deve essere comunque
affidato a medici in grado di valutare lo stato di salute dei pazienti e di stabilire la migliore strategia terapeutica da intraprendere, secondo scienza e coscienza.

 

A cura della Dott.ssa Maria Pia Chiacchio
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